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Lug

Come funzionano i BTP?

Osservando i 65 BTp quotati sul mercato telematico di Piazza Affari, non è semplice districarsi tra le voci che li accompagnano: cedola, prezzo, rendimento netto. Alcuni titoli hanno cedole del 2% ma offrono un rendimento netto superiore a quello di titoli con cedole del 3%. Come mai? E poi ci sono titoli con scadenze più lontane che rendono meno di titoli che maturano qualche mese, se non anno, prima.  (guarda la lista dei rendimenti)
Cerchiamo di fare chiarezza. 

Il valore della cedola corrisponde al tasso di interesse che viene pagato periodicamente (solitamente con scadenza annuale o semestrale) dal Tesoro ai titoli dei BTp (ci sono titoli come i BoT o i CTz che non prevedono lo stacco di cedole). Esso viene deciso in sede di collocamento del titolo all'asta, o mercato primario. Dopodiché, fino alla scadenza il valore della cedola resta immutato. C'è poi un'altra categoria di BTp, i cosiddetti BTPi, che sono legati all'andamento dell'inflazione europea. In questo caso il meccanismo di calcolo prevede che al valore della cedola si aggiunga anche il tasso di inflazione maturato nel periodo a cui fanno riferimento gli interessi. Un caso a parte è rappresentato dal BTp Italia, un nuovo prodotto ideato dal Tesoro e piazzato in due collegamenti: in autunno 2011 e a giugno 2012. In questo caso questi titoli (che hanno una durata quadriennale) sono indicizzati all'inflazione italiana (e non europea). In questo momento il tasso italiano è del 3,2%, superiore a quello europeo. 
Oltre alla cedola bisogna considerare il prezzo del titolo che riflette la logica della domanda e dell'offerta su un titolo e pertanto tende ad oscillare, anche di molto nelle fasi più turbolente. Da dicembre 2011 a febbraio 2012, ad esempio, i prezzi di alcuni BTp sono saliti del 15%, così come erano scesi di molto tra settembre e dicembre 2011. Il prezzo funge anche da meccanismo regolatore per efficientare i rendimenti complessivi offerti da titoli di Stato simili ma quotati con cedole differenti. Solitamente un titolo viene collocato al prezzo lordo di 100, che viene poi nettizzato sottraendo le commissioni. Il prezzo di rimborso è 100. Quindi, se in una certa fase un BTp quota 80, chi aspetta la naturale scadenza ha diritto a ricevere il rimborso al prezzo di 100. Questo spiega anche perché man mano che un titolo si avvicina alla scadenza il suo prezzo si avvicina al valore di rimborso (100). 
Quindi i rendimenti derivano dalla somma tra il valore della cedola e la differenza tra il prezzo di rimborso e il prezzo di mercato. Per i titoli indicizzati all'inflazione bisogna anche aggiungere il tasso di inflazione atteso nel periodo residuo di vita del BTp. Ecco perché nella voce rendimento c'è anche un margine di aleatorietà. A ciò va aggiunto che il tasso di rendimento interno prevede anche che gli interessi che maturano sul titolo vengono reinvestiti, il che complica ulteriormente l'analisi e la confrontabilità di più BTp sulla base del valore del rendimento che si evince nei listini telematici e che molti risparmiatori utilizzano come parametro di riferimento per scegliere un BTp piuttosto che un altro. 

di Vito Lops - Il Sole 24 Ore 

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