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Feb

Perchè piacciono così tanto i fondi comuni di investimento a cedola?

Fondi comuni di investimento che staccano cedole periodiche, come le obbligazioni. È con questa formula che i collocatori di prodotti di risparmio gestito si sono riavvicinati ai risparmiatori. L'idea si è rivelata vincente e ha contribuito in buona parte alla raccolta delle società di gestione del risparmio in Italia, tornata positiva per 1,4 miliardi nel terzo trimestre del 2012, dopo anni di fuga dei capitali.

 

Perché piacciono i fondi a cedola?

Perché hanno uno schema semplice: c'è un periodo di collocamento, in cui si raccolgono le sottoscrizioni; una data di partenza del fondo; una scadenza predeterminata, di solito a tre/cinque o sette anni al massimo. Ma il grande appeal è rappresentato dal pagamento di interessi, in genere con cadenza semestrale; proprio come avviene con i BTp o i CcT.

Strumenti diversi

I numerosi fondi a cedola lanciati negli ultimi anni sono obbligazionari, ma hanno profili molto differenti, perché investono su segmenti di mercato diversi: possono essere focalizzati sui titoli di Stato europei, oppure sulle obbligazioni governative americane, oppure sui bond delle società private, ad alto merito di credito, ovvero basso. Oppure si possono avere mix variamente calibrati di più componenti. Il vantaggio principale di sottoscrivere quote di fondi rispetto all'acquisto diretto di obbligazioni è proprio l'opportunità di diversificare la parte obbligazionaria del portafoglio anche con una piccola somma. I classici parametri di rischio sono stati completamente stravolti dalla crisi finanziaria (non è detto che un titolo governativo sia sicuro) e quindi è più difficile per un risparmiatore suddividere il capitale in modo che risponda alla propensione al rischio e agli obiettivi di rendimento personali. A proposito dei tassi di interesse, infatti, i titoli considerati "porti rifugio" hanno raggiunto rendimenti ai minimi storici: i governativi biennali tedeschi e americani hanno un ritorno nullo o addirittura negativo sulle brevi scadenze e inferiore all'inflazione anche sulle scadenze decennali.

Le informazioni chiave di un fondo, quali l'obiettivo di rendimento e il profilo di rischio, si possono trovare nel Kiid (Key investor information document), un documento semplificato che consulenti, promotori e addetti agli sportelli delle banche devono obbligatoriamente consegnare ai clienti all'atto della proposta di investimento. Il grado di rischio, per esempio, è sintetizzato con un numero su una scala che va da 1 a 7; la codifica può non essere esaustiva sulle caratteristiche del prodotto per un investitore poco esperto, ma fornisce un campanello d'allarme per chiedere spiegazioni più dettagliate, soprattutto se il numero è elevato.

 

Attenzione ai rimborsi
Se il sottoscrittore dei fondi a cedola ne apprezza la funzionalità semplice, cerca un rendimento che da solo non è più in grado di ottenere, ma vuole anche una relativa sicurezza sul rendimento e sul rientro del capitale, è bene che tenga in considerazione alcune peculiarità di questi prodotti.
Molti fondi hanno un piano predeterminato di stacco cedole rispetto al valore iniziale della quota, ma non hanno un rendimento complessivo prefissato; per esempio, alcuni prodotti pagano interessi del 2% o 3% (calcolato sui 5 euro di partenza) su base semestrale per i primi anni, indipendentemente dall'andamento della gestione. Ciò significa che se il fondo non ha prodotto sufficienti frutti per pagare le cedole, con lo stacco dei dividendi si incassa anche un rimborso parziale delle quote sottoscritte, che scendono di valore. I prospetti informativi riportano questa eventualità, che tuttavia non sempre viene evidenziata. In questi casi, il capitale rimborsato alla scadenza potrebbe essere più basso di quello investito e il rendimento totale inferiore al previsto.
La politica di investimento più o meno dinamica del fondo incide sulla conservazione del capitale e anche sul rendimento potenziale: la maggior parte dei fondi obbligazionari a cedola con scadenza ha una struttura di portafoglio piuttosto stabile e acquista titoli con una durata in linea con quella consigliata per l'investimento; in tal modo, il loro valore si avvicina a quello nominale all'approssimarsi del termine del periodo obiettivo; ciò implica una minore possibilità del gestore di creare valore aggiunto sfruttando le oscillazioni dei prezzi delle obbligazioni. Viceversa, una rotazione maggiore del portafoglio o l'investimento in quote di altri fondi (che non hanno un valore di rimborso predeterminato) può produrre maggiore profitto, ma anche generare perdite. Inoltre, sorprese (positive o negative) possono derivare dalla valuta dei titoli in portafoglio se diversa dall'euro, in mancanza di copertura del rischio di cambio.

 

Chi esce prima paga
Se nel prospetto informativo del fondo è presente una commissione di collocamento (non specificata nel Kiid), viene imputata sul valore del patrimonio al termine del periodo di sottoscrizione ed è spalmata sulla sua durata (oppure su cinque anni se superiore). La commissione di collocamento è abbinata a un onere di rimborso che grava sui singoli partecipanti in caso di uscita anticipata per evitare di danneggiare chi resta nella gestione, e dunque incide sul conto finale di chi vende le quote prima del tempo.


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