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Giu

Così le banche si prendono i nostri Bot

Un’inchiesta del Mattino di Padova spiega come le banche si intestano i Btp e i Bot sottoscritti dai risparmiatori per poi usarli come garanzia e ottenere i fondi della Bce. Mentre la Consob monitora correttezza e trasparenza nei confronti dei risparmiatori.
OPERAZIONI DI ‘FINANZA CREATIVA’ – Alcune operazioni degli istituti di credito assomigliano escamotage. E non sempre i clienti sono al corrente dei dettagli dell’operazione. Scrive Maurizio Calaffa:
Si fa presto a dire Bot. Ma sono passati i tempi in cui sottoscrivendoli i risparmiatori, anche quelli prudentissimi fra i prudenti, potevano permettersi di non porsi alcuna domanda, tanto al termine dei tre, sei ododici mesi il rimborso e il rendimento in esso incorporato erano garantiti. Oggi che l’emergenza della finanza globale e' argomento quotidiano, anche i vecchi, cari
Bot detenuti nella custodia titoli del signor Rossi si prestano a operazioni inedite, che sanno un po’ di finanza creativa. L’esempio? Con il prestito titoli alcune banche prendono appunto in prestito le obbligazioni pubbliche come Bot e Btp custodite nei portafogli dei clienti, informati e consenzienti, riconoscendo loro un interesse aggiuntivo rispetto a quello del titolo stesso (che a scadenza rientra nella loro piena disponibilita'). Poi presentano in garanzia quei titoli, diciamo Bot, alla Banca centrale europea (o anche alla Banca d’Italia) per ottenerne liquidita' alle aste periodiche diventate centrali nel funzionamento dell’industria creditizia al tempo della crisi. Per ora lo fanno Monte dei Paschi, anche con Antonveneta, e Popolare di Vicenza. Ma altre banche si stanno attrezzando e presto quella del prestito titoli diventera' una pratica ancora piu' diffusa.
IL TASSO AGGIUNTIVO – Per accreditarsi nei confronti della Banca Centrale Europea le banche sono disposta a pagare ai risparmiatori un sovrarendimento dello 0,20%. Continua Calaffa sul Mattino di Padova:
Non e' che in se' questa pratica sia di per se' rischiosa, sempre che il risparmiatore ne sia interamente consapevole e sottoscriva il relativo contratto. Certamente e' figlia della crisi finanziaria che stiamo tutti vivendo: ne e' un risvolto che puo' interessare tutti gli investitori. È noto ad esempio che negli ultimi anni il mercato interbancario versa in una situazione particolarissima: essendo la fiducia diventata una merce rara, le banche si prestano vicendevolmente denaro sempre meno e a tassi sempre piu' cari. Ecco uno dei motivi, unitamente alla crisi dell’economia reale, per cui nell’attivita' di raccolta le banche si devono ingegnare: sia per abbassare il prezzo della raccolta, sia per avere titoli da portare come collaterale alla Bce e ottenerne la liquidita' con cui funzionare e onorare le varie scadenze. Ad esempio il Monte dei Paschi riconosce ai risparmiatori che prestano i loro titoli lo 0,20% annuo lordo (l’aliquota fiscale e' del 12,5%, la stessa che grava sui titoli pubblici italiani). Significa, di fatto, che il risparmiatore presta i propri Bot alla banca, solitamente per poche settimane o pochi giorni al mese, ottenendone un sovrarendimento.
IL PROBLEMA – Rendimento aggiuntivo a parte, prestando i propri titoli alla banca espone il cliente a un rischio aggiuntivo. Se la banca fallisce, va in fumo anche il tesoretto del risparmiatore:
Ammettiamo che 25 mila euro di Bot del nostro signor Rossi, che abbia acconsentito a prestarli, vengano presi in prestito dalla banca per una quindicina al mese. Al termine di ogni mese il nostro investitore avra' portato a casa quei 2-3 euro che si sommeranno al rendimento proprio del Bot, che attualmente viaggia attorno al 3,6% annuo lordo. È fondamentale perche' questa pratica rimanga corretta che il risparmiatore sia conscio di tutti i suoi aspetti. Ad esempio che con il prestito titoli, per i giorni in cui esso e' in vigore, viene trasferita la proprieta' del titolo. Cosicche' il nostro signor Rossi, che alla scadenza avra' comunque il rimborso del suo titolo e le cedole via via maturate nel caso si tratti di un Btp, si accolla implicitamente il rischio banca. Se durante il prestito fallisce la banca, addio Bot. Se poi il signor Rossi e' anziano e passa a miglior vita proprio durante i giorni del prestito, agli eredi viene trasferito l’eventuale importo accantonato dalla banca a garanzia dell’operazione. Mentre pero' i titoli di Stato non concorrono alle imposte di successione, l’importo a garanzia si'. Per le eredita' cospicue (quelle che superano le franchigie previste dalla legge), non e' certo un affare.
IL PERICOLO – La trasparenza non e' garantita da tutti gli istituti di credito. C’e' il rischio concreto che molti clienti non siano al corrente del prestito elargito nei confronti delle banche:
La domanda diventa quindi una in particolare: se cioe' gli investitori cui la banca offre il prestito titoli conoscono le insidie della formula. Nelle banche tutti giurano di si'. In particolare Monte Paschi e Popolare di Vicenza, nei loro siti internet, spiegano tutto per bene. Si tratterebbe di verificare se tutti i direttori di banca o i funzionari di filiale, cui vengono affidati questi contratti, siano ugualmente zelanti. È possibile che qualche singola operazione disinvolta, sui grandi numeri, alla fine ci scappi. Su questo versante cruciale vanno comunque registrati due dati di fatto. Innanzitutto dalla Consob filtra che e' in corso un monitoraggio della correttezza dei comportamenti da parte delle banche, il che significa che la trasparenza nei confronti della clientela non viene considerata scontata. In secondo luogo le associazioni dei consumatori, in particolare l’Adusbef, segnalano episodi discutibili o veri e propri abusi da parte di alcune banche online che per primehanno introdotto la pratica, prendendo a prestito i titoli azionari dei clienti da utilizzare nelle iper speculative operazioni ribassiste allo scoperto. Un altro tipo di operazioni, sicuramente. Vero, ma il signor Rossi, e con lui Consob e associazioni dei consumatori, faranno bene amantenere alta la guardia.

Autore: Dario Ferri - Giornalettismo.com

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